A Salerno c’è il nuovo che avanza!!. Ad ascoltare De Luca (padre) si ha quasi l’impressione che sia sceso in campo un novellino della politica. Si promettono opere faraoniche, finanziamenti di milioni, sicurezza per tutti, pulizia nelle strade, come se in questi trenta e più anni, il nostro riformatore fosse vissuto su Marte e poi, improvvisamente, fosse ritornato in città. Nella città degli Acchiappacitrulli, come nel paese immaginario di Pinocchio, le favole hanno sempre un qualche effetto soprattutto nell’animo dei sempliciotti, che credono nascere sulle piante il frutto degli zecchini d’oro. Non solo, ma alle favole, negli ultimi giorni, si accompagnano le velate minacce, e De Luca (padre) avverte gli elettori: “Se sbagliate a scegliere Salerno è perduta”. Insomma, senza di “me” il diluvio, in una implosione di egocentrismo che dovrebbe interessare più la psicoanalisi che la politica.
Del resto, in trenta e più anni di amministrazione diretta o per interposte persone, Salerno “è già perduta”, e questo è sotto gli occhi di tutti. Una competizione elettorale, a mio avviso, non può essere impostata mai contro “qualcuno”, anche quando questo “qualcuno” finisce per rappresentare il vero “problema” di una comunità degna di questo nome. Se mai si tratta di delineare lo scenario di una “città” diversa e mi pare che dalle dichiarazioni di tutti (o quasi) i candidati sindaci possa emergere già il progetto di una Salerno nuova. Ho in questi giorni riletto tutte le dichiarazioni di De Luca (padre) – quelle di De Luca (figlio) rasentano la irrilevanza e confermano l’imbarazzo di un partito politico mai presente nelle competizioni cittadine – e negli anni mi appaiono tutte eguali. “Cambiare la città”, come se a realizzare le condizioni di questa “città” non fosse stato il De Luca (padre); “Realizzare le opere pubbliche”, come se le numerose opere appaltate e mai completate fossero state il frutto della Fatina dagli occhi turchesi; “Assicurare la sicurezza dei cittadini”, come se l’imperversare della microdelinquenza fosse un dato recente e non sociologicamente ormai stratificato nel corso di almeno un decennio; “Offrire occasione di occupazione ai giovani”, quando le migliori energie della città sono ormai fuggite, anche perché la massima aspirazione – incanalata dall’impluvio propagandistico delle promesse elettorali – di qualcuno resta l’agognata assunzione in tante delle società partecipate; “Rilanciare l’edilizia economica per le giovani coppie”, quando per anni è stata favorita l’edilizia privata a forte contenuto “speculativo” con la sottrazione di aree destinabili a verde o ad uso pubblico; e l’elenco impietoso potrebbe continuare all’infinito. Si tratta di promesse e programmi vecchi di oltre trent’anni. Insomma, niente di nuovo sotto il sole!!
Non una proposta sullo sviluppo di una città interconnessa nelle reti (prospettiva che riguarda le maggiori città italiane), non una proposta sulla decrescita commerciale e industriale, non una parola sulla perdita di residenti (Salerno ormai scivola verso la terza posizione in Campania), non un pensiero sulla situazione non certo florida del bilancio comunale. Si tratta di argomenti un poco imbarazzanti per chi, incontrollato e solitario, ha esercitato il potere in questa città, problematiche che impegnano energie di analisi e, forse, di studio. Troppo per il paese degli Acchiappacitrulli. Temi importanti, invece, per chi spera in una Salerno diversa, che definitivamente recida le radici con il passato e ritorni ad essere il luogo della democrazia e della cultura, della partecipazione e non della sonnolenza delle coscienze, dello sviluppo moderno e non della consumata occupazione di una certa edilizia a 10.000 euro a metro quadro.
di Giuseppe Fauceglia
