Si chiude con un prestigioso double la meravigliosa stagione del Benevento Calcio: prima il campionato di serie C, girone C, stravinto con quattro giornate d’anticipo, poi la Supercoppa Serie C Sky-Wifi, dominata e culminata con un poker a Vicenza. Di seguito, le pagelle dell’intera annata dei giallorossi, membri dello staff tecnico e Presidente inclusi:
Portieri:
Gianmarco Vannucchi, 30.07.1995 — I numeri parlano chiaro e sono favorevoli. Ben 18 clean-sheet in 36 partite, pari al 50%. Media di 0.7 reti subite a partita. Nel mezzo qualche errore grossolano sparso, come contro il Siracusa, ma anche interventi decisivi, come l’opposizione a Zanaboni a Caravaggio, valsa 3 punti d’oro. L’estremo difensore non eccelle nelle uscite alte, ma sfoggia interventi plastici e buona reattività tra i pali. Voto: 7.
Manuel Esposito, 22.02.2005 – Solo due prove, entrambe di spessore. Esordio convincente a Giugliano, poi due belle parate nella festa casalinga contro il Cerignola. Il ragazzo non avverte la pressione e risponde presente: profilo da tenere d’occhio vista la giovanissima età. Voto: 6,5.
Danilo Russo, 8.7.1987 – Da secondo a terzo portiere della Strega, ma anche grande uomo spogliatoio: confidente dei più giovani e punto di riferimento per i più esperti. Una singola apparizione stagionale: nell’infausta trasferta di Giugliano, in Coppa Italia, persa 2-0 e costata l’eliminazione del Benevento e – di fatto – il successivo esonero di mister Auteri. Voto: 6.
Difensori:
Diego Borghini, 4.3.1997– Gioca con continuità nella prima fase della stagione, dimostrandosi una pedina affidabile anche a gara in corso per consolidare i risultati di vantaggio grazie a fisicità ed esperienza. Nella seconda metà vede il campo con il contagocce, collezionando appena altre 5 presenze, ma rimanendo comunque un esempio per l’intero spogliatoio, come più volte ricordato dal tecnico. A modo suo, sempre prezioso. Voto: 6,5.
Luca Caldirola, 1.2.1991 – Solo una squadra avrebbe potuto catapultarlo nuovamente nel professionismo a stagione in corso: il Benevento. Raccoglie con orgoglio la chiamata e si cala subito nella causa giallorossa con serietà, umiltà ed anche ottima continuità fisica. Prima dell’infortunio al volto colleziona 12 presenze, di cui 11 da titolare: quasi nessuna sotto la sufficienza, tante ben al di sopra, come contro Picerno, Trapani e Sorrento. Contro il Vicenza in Supercoppa sfoggia un’altra ottima prova valida ad ottenere il prestigioso double. Professionista esemplare. Voto: 7,5.
Raffaele Celia, 4.3.1999 – Pedina di rinforzo per la corsia mancina, giunto nel Sannio a febbraio dal Cesena. Complice un pizzico di sfortuna ed un Ceresoli in costante crescita, colleziona appena 5 presenze complessive, disputando due incoraggianti prove contro Potenza e Giugliano. Voto: 6.
Andrea Ceresoli, 25.3.2003 – Ruolo non ben definito, margine di crescita esponenziale. Debutta braccetto, poi trasloca esterno, infine scala a terzino. Dopo qualche defaillance difensiva nella prima metà di stagione, con Floro Flores compie passi da gigante: cresce in personalità, intelligenza tattica e lettura dei momenti delle gare nei 90’. Nel finale di stagione si assesta tra i migliori; l’evoluzione è evidentissima. Voto: 7,5.
Edoardo Pierozzi, 12.9.2001 – Si narra che ovunque vada si conquisti la promozione in cadetteria. E forse un motivo ci sarà. Nasce esterno, ma poi si adatta anche come terzino, palesando doti atletiche impressionanti per arare la fascia destra avanti e dietro per 90’. Le doti d’inserimento e colpo di testa sono insensate: così segna 8 gol. Un numero esorbitante: quanto un attaccante. Si presenta contro la Casertana, poi ne fa due al Trapani e punisce anche Potenza e Salernitana nel girone d’andata. E’ nel girone di ritorno, però, che si scatena: a Bergamo completa una rimonta storica, segnando all’89’ la sua seconda doppietta stagionale valida un folle 3-4 che spiana la strada alla gloriosa e vincente cavalcata giallorossa. La storia si ripete il match successivo contro il Picerno al 12’ di recupero, mandando il pubblico in estasi e diventando il simbolo dello spirito di resilienza sannita. Dopo una stagione di questo calibro meriterebbe una statua nel parcheggio del ‘Vigorito’, oltre ad una concreta chance di giocarsi da protagonista la categoria che più volte ha conquistato sul campo. Voto: 9.
Giacomo Ricci, 2.9.1996 – L’ex Bari e Cosenza trova subito fiducia nello scacchiere di Auteri, ma l’impatto con la terza serie è un po’ traumatico. Dopo buona titolarità il minutaggio comincia a scarseggiare, fino alla “cura” Floro Flores. L’impatto è evidente: la prestazione con gol contro il Monopoli è da top della categoria. All’apice del proprio percorso in giallorosso, dopo 14 presenze complessive, termina in ampio anticipo la stagione per una rottura del crociato nella trasferta di Cava de’ Tirreni dopo appena qualche minuto dal subentro. Voto: 6,5.
Raffaele Romano, 21.4.2005 – Con un Pierozzi del genere ritagliarsi spazio non era semplice. Le doti dimostrate dal giovane ex Cerignola, però, non sono in discussione: il talento c’è. Ottima gamba, buona progressione, preziosa duttilità tattica. Le presenze totali sono 21, di cui 18 da titolare. La migliore? Lo spezzone a Caravaggio sulla corsia mancina, non di sua competenza. Contro il Casarano si toglie anche la soddisfazione del primo gol in giallorosso. Voto: 6,5.
Pietro Saio, 4.8.2003 – Che il Benevento avesse preso un “centralone” vecchio stampo dalla Cavese era noto dall’estate, ma che a 22 anni sapesse già farsi trovare così pronto probabilmente non poteva immaginarlo nessuno. Al suo fianco ha una spalla sicura e qualitativa come Scognamillo: con lui si permette di sperimentare, duellando a tutto campo e scambiandosi di posizione, ma si dimostra autentico pilastro della difesa anche autonomamente. Fisico, arcigno, maestro delle sfide aeree. Talmente continuo da scalzare completamente Borghini e far faticare un veterano come Caldirola nel trovare spazio. Le gioca praticamente tutte: 37 di cui 35 dal 1’. Un gol a segno: pesantissimo, nella rimonta folle di Caravaggio. Con lui in campo la Strega vanta 15 clean-sheet. Non è un caso. Voto: 8,5.
Stefano Scognamillo, 4.5.1994 – Un centrale così forte e così leader non lo si vedeva dai tempi di Lucioni. Il carisma è impressionante, quasi palpabile: morde le caviglie di ogni avversario, aggredisce ogni singolo pallone, si palesa inesauribile dall’inizio alla fine della stagione, in grado di fare reparto anche da solo. D’altronde, nelle due singole gare saltate, l’assenza si avverte eccome. Colleziona 3240 minuti: sinonimo di 36 presenze, tutte dal 1’, tutte dalla durata di oltre 90’. La continuità fisica e la tenuta atletica sono mostruose: si conferma un giocatore di tutt’altra categoria. Più che uno zar è un autentico vichingo! Voto: 9,5.
Centrocampisti:
Matteo Della Morte, 13.10.1999 – Da elemento misterioso a jolly della seconda metà di campionato: anche questo è possibile. Ingaggiato in estate come vice Lamesta, ma ben presto sperimentato come vertice alto della trequarti: con Auteri il feeling non è mai sbocciato. Con Floro Flores, invece, complici gli infortuni sulla catena mancina, è rinato nell’insolito ruolo di esterno sinistro nel 4-2-3-1. Mezzo gol e un assist contro la Salernitana, poi un rush finale da titolare inamovibile, coronato dalla gioia di un gol autentico – seppur vano – a Monopoli. Completa la stagione in grande crescita ed in fiducia con 29 presenze, di cui ben 28 da titolare. Voto: 6,5.
Matteo Donatiello, 1.3.2006 – Una stagione che non dimenticherà mai. Dopo mesi tortuosi, a tratti lancinanti, lontano da ciò che ama per lottare contro un qualcosa di più grande, ha saputo riprendersi tutto con gli interessi. Prima il ritorno in primavera, poi addirittura l’esordio in prima squadra, nella serata di festa contro la Cavese. Bissa le presenze nella seconda festa-promozione contro il Cerignola. Ringrazierà il mister per la vita, ma in tanti ringrazieranno lui per l’esempio di forza e determinazione. Voto: s.v..
Christian Kouan, 1.1.1999 – Da Cosenza con furore ed un pizzico di follia. Non replica certo i 5 gol e 2 assist trovati con la casacca dei lupi, ma si mette a disposizione del tecnico aggiungendo quantità e sostanza nel reparto di centrocampo. Sperimentato esterno sinistro di centrocampo non convince; dunque si limita a garantire legna in mezzo al campo, venendo spesso impiegato a gara in corso per cristallizzare risultati di vantaggio. Si aggiudica senz’altro il premio di MVP della festa-promozione, diventando autentico beniamino della Curva Sud. In finale di Supercoppa la sua prova migliore per sostituire degnamente capitan Maita. Voto: 6.
Mattia Maita, 2.1.1993 – Capitano della Strega e autentico principe del centrocampo. Semplicemente imprescindibile: 35 gare con una media monstre di 89’ a partita. Un gol e 6 assist. Ma la sua grandezza non si misura con numeri asettici: l’ex Bari è l’anima del Benevento 2025-2026. Punto di riferimento per i compagni, in campo e fuori. Completamente fuori categoria per velocità di pensiero e rapidità, oltre ad accuratezza, di esecuzione. Vederlo giocare è una meraviglia per gli occhi, ma al contempo restituisce l’impressione di funzionalità nell’eccelsa trasmissione della sfera e magistrale gestione dei ritmi e dei momenti cruciali della gara. Giocatore raro, simbolo della strameritata promozione. Voto: 10.
Dino Mehic, 25.03.2003 – Senza giri di parole: non la stagione che tutti si attendevano dal “Drago”, giunto nel Sannio dopo una lunga trattativa di mercato estiva. Poco incline al ruolo di interno in un centrocampo a due interpreti, fatica a imporsi e a trovare spazio con continuità, soffrendo sensibilmente il ridotto minutaggio. Le prestazioni non decollano: i subentri con Catania e Foggia (rosso), oltre alla chance contro il Sorrento, deludono le aspettative. Dopo 16 presenze complessive, la pubalgia lo ferma fino a fine stagione. Il bottino narra 0 gol e un assist messo a segno a Cerignola. Voto: 6.
Antonio Prisco, 8.4.2004 – “Un Prisco così non può non giocare”: le parole di Auteri nel pre-season già preludevano una crescita precoce e considerevole del giovane centrocampista napoletano. E così fu: affianco ad un maestro del calibro di Maita, il classe 2004 si è preso con personalità le chiavi del centrocampo giallorosso. Fuori categoria la sua ricerca compulsiva della velocizzazione del gioco e della verticalità: con una tecnica sopraffina ed un’intelligenza tattica da veterano, ruba due tempi di gioco a tutti gli avversari, dimostrandosi di tutt’altro passo e, probabilmente, di altra categoria. Sono 31 le presenze totali, impreziosite da 2 reti e 3 assist. Il valore del cartellino del gioiellino giallorosso è già schizzato significativamente. Voto: 9,5.
Pier Luigi Simonetti, 4.01.2001 – Tanto sfortunato quanto tremendamente decisivo. Il duttile centrocampista della Strega torna a disposizione a cavallo dell’arrivo di Floro Flores sulla panchina della Strega e si assesta in tempi rapidissimi a jolly tattico imprescindibile, nonché autentico equilibratore dell’undici giallorosso. Per quantità, versatilità e tempi d’inserimento per occupare l’area avversaria in maniera incisiva. In 12 gare, da 654’ complessivi, mette a segno 5 reti pesantissime, con una frequenza di marcatura di 1 gol ogni 131’. Vero “game changer” del mese di dicembre, valsogli il premio di giocatore del mese della terza serie, con 4 gol consecutivi contro Cavese, Giugliano e Cerignola. Dopo aver saltato la preparazione atletica e l’inizio del campionato, conclude anzitempo – e sul più bello – la stagione per una maledetta rottura del legamento crociato, non potendo contribuire ulteriormente alla causa. Voto: 8,5.
Angelo Talia, 10.3.2003 – Non al centro del progetto come le due entusiasmanti stagioni passate. Tanta panchina, quindi parecchi malumori: figli di un mancato approdo estivo in cadetteria ed un minutaggio insoddisfacente. Il rapporto con Auteri era ormai ai minimi storici, dunque con l’arrivo di Floro l’umore cambia in positivo. Prima trova il gol liberatorio a Foggia, l’ultimo sotto la gestione del precedente tecnico; poi inanella qualche performance d’intensità e quantità, sfornando anche un assist a Trapani. Nonostante il rendimento al di sotto dei suoi alti standard, nel finale di campionato si rivela una pedina affidabile e di ottima personalità: conclude con 22 presenze dal 1’. Non un cattivo risultato. Voto: 6,5.
Attaccanti:
Lorenzo Carfora, 11.1.2006 – Il suo passo rapido nello stretto ed i suoi dribbling a sterzare verso l’interno incantano Floro Flores negli allenamenti tanto da guadagnarsi spazio importante nella seconda metà di stagione, ma non trovano concreto riscontro la domenica. L’apice del suo campionato è di sicuro il gol decisivo per completare la rimonta contro il Crotone, al 91’. Nel finale si rivede con maggiore frequenza, sfoggiando anche una buona prova contro il Giugliano. I numeri, però, necessitano di crescere ulteriormente: 1 gol e 0 assist in 745’ a disposizione. Dovrà lavorare sui movimenti senza palla e, più in generale, sull’intelligenza tattica: il mister ci crede e punta su di lui. Voto: 6.
Davide Lamesta, 19.4.2000 – Il giocatore della passata stagione? Dimenticatevelo. Il Lamesta 2.0 è un fattore determinante, super protagonista dall’inizio alla fine della stagione. Diversifica il proprio raggio d’azione agendo non solo sul binario della corsia destra, ma cominciando ad entrare in mezzo al campo ed attaccando anche l’area di rigore con una certa frequenza. I numeri riflettono un cambio di passo radicale: 37 partite totali, segno di integrità fisica importante; ben 9 reti segnate e addirittura 14 assist a referto. Cruciale sulle palle inattive e sempre connesso nei 90’, anche quando sistematicamente raddoppiato. In Supercoppa suggella il suo dominio, siglando una tripletta che lo porta a quota 12 marcature stagionali, superando perfino la stagione di Rimini da doppia-doppia. What else? Voto: 9,5.
Jacopo Manconi, 24.4.1994 – Stagione dai due volti, entrambi positivi a modo proprio. In doppia cifra già a febbraio, dopo essere stato grande protagonista del girone d’andata. Con Floro Flores il minutaggio cala significativamente per far coesistere Tumminello e Salvemini: è lui a doversi sacrificare. Lo accetta di buon grado, con umiltà e senso di appartenenza, rivelandosi maturo e funzionale alle dinamiche di spogliatoio, nonostante la tanta panchina nel finale di campionato. I numeri, ad ogni modo, gli sorridono: 10 reti e 4 assist; una marcatura ogni 2,5 partite. Annata più che convincente. Voto: 8.
Guglielmo Mignani, 15.8.2002 – All’ultima chance centra l’obiettivo personale e raggiunge la tanto ambita quota 10 gol stagionali. Lo meritava: per professionalità, impegno e spirito di sacrificio. Il classe 2002 gioca relativamente poco, sicuramente meno di quanto meriterebbe: “solo” 27 partite, di cui 22 da titolare. Ma con un parco attaccanti di simile spessore, ritagliarsi uno spazietto era per giocatori tosti… e lui lo è, come dimostrato in campo e fuori. Nonostante l’impiego a intermittenza, non disperde la sua fame di incidere nel tempo a disposizione, di vincere e di mettersi a disposizione di mister e compagni: lodevole, un esempio per l’intero spogliatoio. La media-reti, peraltro, è spaventosa: un gol ogni 100’ circa. Chapeau! Voto: 8,5.
Marco Tumminello, 6.11.1998 – Da semplice colpo di fine mercato ad autentico uomo aggiunto sotto la guida di Floro Flores. Nel momento del bisogno, specie durante il lungo periodo di degenza di Salvemini, è lui a caricarsi la squadra sulle spalle, trascinandola in vittorie pesantissime. Dal derby contro la Salernitana (doppietta) in poi si guadagna uno spazio fisso nell’attacco giallorosso, cominciando a segnare con continuità. Ma non è la sua unica dote. Con il ritorno del compagno di reparto, Floro studia un modulo per farli coesistere: il 4-2-3-1, che ha come perno la duttilità e la sopraffina tecnica da trequartista del classe ’98, che si dimostra particolarmente agile e funzionale anche tra le linee, oltre che spalle alla porta. Il rendimento è qualitativo e tremendamente continuo: mette a segno 10 reti e 2 assist in 33 presenze, contribuendo in maniera significativa alla promozione della Strega. Voto: 9.
Francesco Salvemini, 25.9.1996 – Il suo nome è ormai sinonimo di garanzia: ovunque vada, da ormai quattro anni, la doppia cifra è assicurata. La sfiora già in avvio di campionato: segna a valanga, ma dopo 8 reti in 10 gare un grave infortunio alla caviglia rimediato nello scontro diretto di Catania lo tiene ai box per oltre tre mesi. Recuperare la condizione non è semplice, specie con la sua stazza fisica: ma con determinazione e sacrifici non demorde: da metà gennaio in avanti si riprende la Strega. Col Casarano torna a segnare, poi, dopo due mesi di digiuno, trascina il Benevento contro Sorrento (doppietta), Cosenza e Salernitana, segnando il rigore decisivo valso la promozione in cadetteria. Professionista serio, ragazzo a modo e goleador di assoluto spessore per la categoria: sono 13 i centri in 28 partite. Guardando i minuti giocati (2021’), più di un gol ogni 2 partite. In Supercoppa, poi, il punto esclamativo: prima il rigore con l’Arezzo, poi una rovesciata da figurine Panini al Vicenza. Gli applausi sportivi e scroscianti del ‘Menti’ non li dimenticherà mai: chiude a 15 marcature complessive. Voto: 9.
Allenatori:
Gaetano Auteri, 21.07.1961 – Se Floro Flores ha avuto modo di pilotare una Ferrari ben avviata e “solo” da ricompattare e risanare dopo qualche ammaccatura, parte del merito non può che essere di “Don ‘Tano”. Sotto la sua guida, dalla rispettabilissima media di 2 punti a partita, la Strega totalizza 26 punti in 13 gare, ormeggiando a ridosso del vertice della classifica, prima dell’esonero post-Foggia. Fatale l’andamento fuori casa, la prematura uscita dalla Coppa Italia Serie C e lo scarso impiego di alcuni singoli ritenuti importanti dalla società, fattore che rischiava di minare all’integrità del gruppo. Nonostante ciò, al tecnico vanno riconosciuti i meriti di una preparazione atletica ben congegnata, oltre al qualitativo rodaggio tattico che a tratti, specie tra le mura amiche, ha fatto esprimere al Benevento il miglior calcio della categoria. Voto: 6,5.
Antonio Floro Flores, 18.6.1983 – Cosa poter dire di un allenatore senza esperienza nel professionismo, catapultato sulla panchina di una società importante, ambiziosa e con l’obiettivo di vincere subito, che ci è riuscito al primo tentativo, sbaragliando la concorrenza? Nulla. D’altro canto parlano i numeri: media di 2.29 a partita, peraltro sporcata dall’assenza di ambizione dell’ultimo mese per aver stravinto il campionato con 4 lunghe giornate d’anticipo. Da record la striscia di 17 risultati utili di fila. Ma oltre ai numeri a fare la differenza è stato anche e soprattutto il lato umano: nonostante la giovane età, Floro è riuscito a ricompattare un ambiente che cominciava a sciorinare le stesse crepe dell’anno passato. E’ stato fenomenale nel far prevalere l’importanza del gruppo su quella del singolo, lavorando accuratamente sulla psicologia di ogni elemento. Ha pungolato tutti, connettendo i più giovani con i più esperti, riuscendo a giustificare lo scarso impiego di alcuni e l’eccessivo di altri. Così la squadra ha assunto grande consapevolezza nei propri mezzi, cominciando a coltivare concretamente la brama di vincere. Negli snodi cruciali, il tecnico napoletano si è affidato ad un valore chiave: l’umiltà. Tale valore ha fatto sì che si osasse, come quando contro la Salernitana si è passati al decisivo 4-2-3-1, ma sempre con rispetto degli avversari. Ed ha fatto sì che si facesse marcia indietro dopo aver commesso errori evidenti, senza paura di ammetterli: Kouan esterno o cambi frettolosi e gestiti male (Latina, Cosenza). Ne è conseguito un mix vincente, che ha condotto la Strega ad esprimere il miglior calcio della categoria, ottenendo senza dubbio la maggiore continuità di rendimento, in grado di bruciare tutte le inseguitrici sul lungo. Il double della Supercoppa di Serie C è la ciliegina sulla torta: la soddisfazione di dimostrare agli scettici circa la sua riconferma che quando c’è da spingere e da ritrovare mordente il Suo Benevento risponde presente. Per la prossima stagione c’è solo un imperativo: testa bassa e pedalare. La meritocrazia ha vinto ed il tecnico ha riavuto la propria bicicletta, ora non gli resta che cominciare a spingerla nel lungo e tortuoso percorso della Serie B, con la solita curiosità di imparare e la giusta tempra per resistere alle intemperie. Voto: 10.
Staff:
Andrea De Falco, 19.6.1986; Fabrizio Melara, 6.5.1986; Emanuele Padella, 24.9.1988 –“Immortali”. Per la Treccani “ciò che non è soggetto alla morte o al passare del tempo”. Non ci sarebbe definizione migliore e più calzante: dieci anni dopo la prima storica promozione in B della Strega, lasciano la propria firma indelebile su un altro trionfo nel Sannio. Anche se in vesti diverse, questa volta dal lato dello staff tecnico, nessuno più di loro avrebbe potuto trasfondere ai calciatori l’amore profondo per la casacca giallorossa, l’importanza del gruppo; la prevalenza del “noi” sull’“io”. Precisamente ciò che ai piedi della Dormiente è mancato dalla retrocessione dalla serie A in poi. Esattamente ciò che il popolo beneventano reclamava a gran voce: spirito, coesione, unione. Gli “immortali” hanno ripristinato il significato della parola “insieme”. A loro va un grazie enorme. Voto: 10.
Marcello Carli, 25.3.1964 – I presupposti per concludere rovinosamente la propria esperienza nel Sannio c’erano tutti. Specialmente dopo l’ultima sciagurata stagione, terminata con il respingimento delle dimissioni. Nella stagione 2025-2026, però, la musica cambia anche per il Direttore Tecnico. Una rosa di livello allestita grazie a uomini fidati e seguendo le indicazioni del tecnico, poi una garanzia di presenza e di responsabilità nei momenti topici del campionato, come dopo l’inatteso esonero di mister Auteri. Infine, il mercato invernale reso positivo in extremis, puntellando un roster già di importante spessore per la categoria. Dopo tre anni di gravi sali-scendi, è il tempo della gloria. Voto: 8.
Oreste Vigorito, 2.10.1946 – Le due retrocessioni in tre anni pesavano come macigni sulle spalle del Presidentissimo. Il violento ritorno nella demoniaca terza serie dopo anni di calcio così glorioso è equivalso a sprofondare nel baratro. Anche le certezze del Presidente sono giocoforza andate in crisi. Tutte tranne una: quella di potersi rialzare un’altra volta e regalare alla gente di Benevento ed al compianto Ciro la rivincita che meritavano. Detto, fatto: dopo un finale di stagione 2024-2025 ai limiti della vergogna, il Presidente ha fatto piazza pulita, investendo in maniera determinata con un solo obiettivo dichiarato. Vincere. Dopo un buon inizio zavorrato da qualche scoria d’incertezza, Vigorito agisce in maniera autoritaria, gelando la piazza: esonerato Auteri dopo la vittoria per 0-3 a Foggia, Floro Flores promosso dalla primavera alla prima squadra. Nessun periodo di prova: la scelta è perentoria. Da lì, lo switch, mentale e fisico: la stagione della Strega decolla definitivamente, facendo leva su un rendimento continuo e sbalorditivo anche in trasferta. La gestione del gruppo splende, l’entusiasmo di ogni singolo componente della rosa è scintillante. La conseguenza non poteva che essere quella di stravincere il campionato con largo anticipo. E quindi, alla fine della fiera, il Presidente tira le somme: scommessa ampiamente vinta e ragione da vendere. L’emozione più bella, simbolo di una cavalcata straripante, resta quella corsa tutto-campo a fine match contro la Cavese, durante la festa promozione: gioia, stanchezza; il Presidente è stremato, ha indosso la maglia con suo fratello raffigurato. La felicità è incontenibile: è il perfetto disegno di come il pubblico beneventano vorrebbe sempre vedere il proprio leader. Voto: 10.




