“Siamo di fronte a una vicenda paradossale, poiché negli avvisi si parla di indagini esperite addirittura tramite Google Maps e Earth per contestare insegne che in molti casi riportano semplicemente il nome e la tipologia dell’attività. Eppure, basta leggere il regolamento comunale che stabilisce chiaramente che le insegne di esercizio che indicano la sede e la tipologia di attività, fino a cinque metri quadrati, sono esenti dal canone.
Gran parte delle insegne presenti sul territorio crediamo rientri proprio in questa fattispecie. Nonostante ciò si è proceduto con accertamenti seriali, senza distinguere tra vera pubblicità e semplice insegna di esercizio, costringendo molti cittadini a perdere tempo per recarsi agli sportelli per verificare o contestare richieste che in diversi casi forse non dovevano proprio partire.
Il risultato è un doppio danno. Da un lato commercianti costretti a correre agli sportelli, dall’altro il Comune che paga le spese di notifica di atti destinati a essere annullati. Altro che recupero di risorse, così si rischia anche di rimetterci le spese postali.
Scocca evidenzia anche una contraddizione politica: “Mentre si inviano cartelle a raffica ai commercianti – spiega – l’Amministrazione continua a prendere tempo sulla nostra proposta di aderire alla rottamazione delle cartelle dei tributi comunali, che permetterebbe a tanti cittadini di regolarizzare la propria posizione senza sanzioni e interessi. Quando si tratta di aiutare i cittadini si rinvia, quando si tratta di chiedere soldi si corre.
Dopo anni di tributi e aliquote al massimo, si rischia ancora una volta di voler far pagare ai cittadini errori e debiti non loro per tenere in piedi il bilancio. A questo punto manca solo di tassare l’aria che respiriamo.
Il gruppo di minoranza – conclude Scocca – porterà la questione in Consiglio comunale con un’interrogazione specifica, a tutela delle attività economiche e dell’intera comunità di Pietrelcina”.
