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vi racconto la salvezza in serie D”

vi racconto la salvezza in serie D”


Dal progetto “Generazione di Talenti”, piattaforma scouting di sua proprietà dedicata ai giovani prospetti, al lavoro sul campo da direttore sportivo in serie D al Manfredonia, viaggiamo nel percorso del giovane Massimo Tanzillo con i suoi pensieri riguardo al momento del Napoli e al calcio italiano in generale, che ancora una volta non vedrà la Nazionale rappresentata ai Mondiali.
Tanzillo ha contribuito in modo significativo alla salvezza del Manfredonia, ottenuta in uno dei gironi più difficili della Serie D. Alla vigilia, i pugliesi non partivano certo con i favori del pronostico, ma il lavoro svolto in fase di costruzione della rosa si è rivelato determinante per raggiungere l’obiettivo.
Si tratta dell’ennesimo risultato positivo, dopo l’ottima annata alla Puteolana 1902, quando la squadra arrivò addirittura a metà stagione in vetta alla classifica. Il giovane direttore sportivo vanta inoltre un background nello scouting professionistico, con esperienze in club come Virtus Entella e Parma Calcio 1913.

Direttore, nel mondo del calcio lei è ricordato non solo per le recenti esperienze sul campo, ma anche per il progetto “Generazione di Talenti”, che anni fa ha rappresentato un punto di svolta nel web scouting italiano. Che orgoglio è vedere oggi quanto sia cresciuta l’attenzione verso scouting e giovani talenti?

“Sicuramente “Generazione di Talenti” è stato un progetto innovativo per quel periodo storico. Quando partimmo, il concetto di scouting online era ancora poco sviluppato e riuscimmo a creare qualcosa che negli anni ha avuto una forte credibilità nel settore. Ancora oggi mi fa piacere vedere come tanti addetti ai lavori ricordino quel progetto con affetto e rispetto. Credo che nel calcio moderno l’attenzione verso i giovani e la ricerca del talento siano diventate fondamentali, soprattutto per club che devono lavorare con idee e competenze più che con grandi budget. Posso inoltre dire che ci sono nuovi progetti in cantiere per dare nuova vita a GT e che nel prossimo futuro potrebbero esserci importanti novità a riguardo”

Da napoletano e uomo di calcio, come valuta il momento attuale del Napoli?

“Il Napoli negli ultimi anni ha dimostrato di poter aprire un ciclo importante. Vincere uno scudetto in una piazza così passionale non è mai semplice e credo che il club abbia costruito basi molto solide. Napoli vive il calcio in maniera totalizzante e questo rappresenta sia una forza che una pressione enorme. Da napoletano mi auguro sempre di vedere il club ai massimi livelli, perché il calore della città merita palcoscenici internazionali”

Il calcio italiano continua invece a vivere un momento complicato, con la Nazionale che ancora una volta non sarà rappresentata ai Mondiali. Da addetto ai lavori, dove pensa ci sia il problema?

“Credo che il problema sia strutturale e parta da lontano. In Italia spesso manca il coraggio di investire realmente sui giovani e di concedere continuità ai ragazzi di prospettiva. In altri Paesi il talento viene valorizzato con maggiore serenità, mentre qui si pretende tutto e subito. Servirebbe una riforma più profonda che coinvolga settori giovanili, infrastrutture e mentalità. Il talento italiano esiste ancora, ma va accompagnato e protetto”

⁠Direttore, il Girone H della Serie D è unanimemente considerato uno dei più duri e competitivi d’Italia, con piazze calde, budget importanti e grande pressione ambientale. In questo contesto, riuscire a conquistare la salvezza con risorse economiche limitate assume ancora più valore: che bilancio fa della stagione?

“Bilancio sicuramente positivo. Ovviamente i meriti vanno dati ai giocatori, al mister, allo staff e a tutti i collaboratori, ognuno dei quali ha dato il proprio contributo. Ci tengo a precisare che nell’ultimo periodo, per dinamiche personali, non sono riuscito a essere vicino alla squadra, ma personalmente c’è grande soddisfazione per aver raggiunto l’obiettivo, soprattutto considerando le difficoltà iniziali, a partire dall’iscrizione arrivata in extremis la scorsa stagione. Alla società va dato grande merito per essersi affidata totalmente al sottoscritto nella costruzione della squadra: per un direttore che viene dallo scouting questo è fondamentale”

Uno dei colpi più interessanti della stagione è stato sicuramente Biagioni, classe 2007 proveniente dalla ACF Fiorentina, oggi l’Under 20 con più minuti giocati nel Girone H. Come nasce l’idea di portare in una realtà come Manfredonia un profilo così importante, legato a una società di alto livello? E quanto ha inciso, nei rapporti, il fatto che il ragazzo sia cresciuto in un contesto prestigioso?

“Lorenzo è stato bravissimo alla sua prima stagione tra i grandi. Conoscevo molto bene il suo profilo, avendolo seguito negli anni nella mia attività di scouting, e sapevo delle sue qualità. Devo dire però che il suo impatto è andato oltre le più rosee aspettative. Ho sfruttato i miei ottimi rapporti col club viola per rendere possibile un’operazione così inusuale: non è frequente vedere un prestito della Fiorentina in un girone come quello pugliese”

Dopo l’esperienza positiva di Coniglio alla Puteolana 1902, anche quest’anno ha puntato su una scommessa estera che si è rivelata vincente: Urain. Come nasce l’intuizione sull’attaccante spagnolo? È stato frutto di scouting, segnalazioni o di un percorso già avviato?

“Così come capitò per Coniglio la scorsa stagione, ho fatto di necessità virtù. Il ruolo dell’attaccante è da sempre il più oneroso, quindi mi sono rivolto al mercato estero, con tutti i rischi che comporta un acquisto “a video”. Urain però faceva già parte del mio database personale. In questi casi è fondamentale il network di collaborazioni sviluppato negli anni. Dopo diverse video call, in cui ho percepito chiaramente la grande voglia del ragazzo, ho deciso di puntare su di lui, perché sulle qualità tecniche non avevo dubbi. È anche una piccola soddisfazione personale, considerando che in estate c’erano diversi scettici”

L’ex Napoli Ceparano è risultato il faro del centrocampo, è stato facile acquistarlo?

“Giovanni, oltre a essere un giocatore che considero di categoria superiore, è anche un ragazzo straordinario. Il suo apporto è stato determinante per la salvezza e gli auguro che questa stagione possa rilanciarlo verso i livelli che merita. Per il suo arrivo è stato fondamentale il ruolo del mister, che lo ha fortemente voluto, così come la disponibilità del suo entourage, che ha scelto Manfredonia e il nostro progetto nonostante offerte economicamente più vantaggiose”

⁠In generale possiamo dire che avete centrato gli under?

“Venendo dallo scouting e dal settore giovanile, tengo molto a non sbagliare gli acquisti degli under. Non amo citare i singoli, ma mi fa piacere evidenziare il campionato di Di Maso (2006), che conoscevo già per averlo avuto con me a Pozzuoli lo scorso anno: per lui è stata una stagione praticamente da titolare, in cui ha dimostrato di valere pienamente il girone più difficile della categoria. Anche Brahja (2005) è stato un acquisto fondamentale, soprattutto per i costi contenuti e per la sicurezza che ha garantito al reparto. Sanaj (2007), infine, è stata un’intuizione in corsa e rappresenta la continuità del progetto giovani del Manfredonia, avendo firmato un biennale. In realtà, andrebbero citati tutti”

Per quanto riguarda gli over, sembrano esserci già tante sirene di mercato sul napoletano Rondinella e su Nobile.

“Faccio sempre fatica a parlare dei singoli, ma posso dire che entrambi rispecchiavano il profilo di over che cercavo quest’estate, ovvero giocatori potenzialmente di livello superiore con la motivazione per recuperare il terreno, per un motivo o per un altro, perso. Rondinella ha un passato in Serie C e ha sfiorato addirittura la Serie B, mentre Nobile è un 2004 con un percorso nei settori giovanili di club importanti come Empoli, Juventus e Monza. È gratificante sapere di tante attenzioni sul ragazzo, ricordando lo scetticismo che aveva intorno quando decisi di puntarci l’estate scorsa”

C’è qualche rammarico nel mercato di qualche giocatore che avrebbe voluto portare?

“Posso dire che il mio più grande rimpianto è Alejo Garnica, poi finito al Nardò. In estate l’operazione sembrava praticamente conclusa, ma per motivi non dipendenti da me non si è concretizzata”

E dei suoi ex calciatori chi avrebbe portato volentieri in Puglia?

“Avrei voluto ridare fiducia al centrocampista Gioielli, che l’anno scorso prelevai dal Napoli per la sua prima esperienza in Serie D, ma purtroppo per noi si era già accasato quando ho intrapreso l’esperienza a Manfredonia. In difesa, invece, sicuramente mi sarebbe piaciuto avere Montuori, che poi ha scelto l’Heraclea. Sono convinto che con noi avrebbe potuto rilanciarsi e raggiungere i livelli che merita. A volte il calcio, nelle scelte, non perdona. Così come eravamo molto vicini, a campionato iniziato, a Galeotafiore, che poi ha scelto la Sarnese. Entrambi i difensori poi hanno giocato i play out”

In un campionato così duro, in una piazza esigente e passionale come Manfredonia, qual è stato il momento in cui ha capito che la salvezza era davvero possibile?

“In realtà ci abbiamo sempre creduto. La qualità della rosa, a mio avviso, era alta e la salvezza, al netto di tutte le difficoltà, doveva essere centrata a qualsiasi costo. La società e tutta Manfredonia lo meritavano”

È notizia recente, grazie al comunicato ufficiale della società, della separazione con il Manfredonia: un saluto alla piazza?

“Lascio il cuore a Manfredonia. Sono stato accolto benissimo e ringrazio tutte le persone che hanno incrociato il mio percorso. Ci tornerò sicuramente e chissà, magari è solo un arrivederci. Lo scorso luglio avevo promesso un obiettivo e vado via dopo averlo raggiunto: resta dentro di me l’orgoglio di aver contribuito a mantenere quella promessa fatta al presidente, quando lo convinsi a iscriversi”

A cura di Ciro Troise

Foto di Lucia Melcarne



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