QUINDICI- Antonio Graziano, sessantatre’ anni, esponente di primo piano dell’omonimo clan quindicese, più noto come “o sanguinario”, una fama guadagnata nel corso della faida con il clan Cava e culminata con la strage delle donne di Via Cassese del 26 maggio 2002 (per cui e’ in carcere dal 27 maggio 2002) , resta al carcere duro per altri due anni. Lo hanno deciso i giudici della I Sezione Penale della Corte di Cassazione, rigettando il reclamo del boss contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma, che il 5 dicembre del 2025 aveva respinto l’impugnazione contro la proroga del 41 bis applicata a Graziano dal Guardasigilli Carlo Nordio, su richiesta della DNA e della Dda di Napoli. Graziano e’ detenuto presso la Casa circondariale di Cuneo, in esecuzione di provvedimento di cumulo della Procura Generale di Napoli dell’ottobre 2008, per associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, tentato omicidio, violazione legge armi ed altro, con condanna ad anni 30 di reclusione.
LA DECISIONE DEI GIUDICI DEL RIESAME DI ROMA
Per i magistrati la questione vera e’ legata ad una circostanza: Antonio Graziano può continuare ad avere rapporti con l’esterno? Il Tribunale di Sorveglianza di Roma aveva risposto positivamente a questa domanda. Per una serie di motivi. A partire dalla sua qualità di elemento apicale dell’omonimo clan camorristico, operante nel comune di Quindici e zone limitrofe dell’avellinese… dalla operatività sul territorio del clan, interessato nel 2008 dall’arresto di 23 suoi appartenenti e dal sequestro di beni per sette milioni di euro ed ancora, nell’anno 2010, da ulteriori 9 arresti e ulteriore sequestro di beni per cinque milioni di euro, a riprova dello spessore dell’organizzazione criminale, nonché ancora operativo nel settore delle estorsioni e infiltratosi nel settore degli appalti, nonché in quello dell’usura; dal fatto che il semplice decorso del tempo e lo stato di detenzione non hanno mutato il ruolo e la funzione del suddetto nell’organizzazione; dalla forte e risalente contrapposizione tra detto clan e il clan Cava, che ha determinato una vera e propria guerra locale, senza esclusione di colpi, nella quale non si è esitato ad uccidere i vari appartenenti alle due fazioni, e dalla registrazione, in tempi molto recenti, di episodi omicidiari, come l’omicidio di Giulio Maffettone, appartenente al clan Cava, in data 6 marzo 2016″. A questo si aggiunge anche la circostanza che Al riguardo rileva che: – il detenuto reclamante ha tentato ripetutamente, mentre si trovava ristretto al 41-bis nel carcere di Ascoli Piceno, di dirigere gli affari della cosca, per come emerge dai colloqui con i familiari intercettati; – le.risalenti condanne del detenuto per reati associativi non lo hanno dissuaso dal.continuare a delinquere, sussistendo nel casellario 14 iscrizioni per reati commessi dal 1981 al 2021, che decisamente evidenziano lo spessore criminale di Graziano; – numerose e di particolare gravità risultano, altresì, le pendenze; – la DDA ha sottolineato che Graziano in data 27/05/2022 è stato posto in stato di fermo in esecuzione di un provvedimento emesso dalla DDA di Napoli per il reato di strage in relazione ai fatti che si sono verificati il 26 maggio 2022″. Dall’informativa del Comando Provinciale Carabinieri, come si legge nell’ordinanza dei giudici della Cassazione: “risulta, altresì, che il detenuto trae ancora sostentamento economico dalla famiglia di origine, in particolare dal fratello Adriano Sebastiano Graziano, membro di spicco del clan in questione (scarcerato nell’agosto del 2025) ; – sul territorio interessato sono ancora presenti esponenti di rilievo del clan”. E infine che la stessa “condotta intramuraria di Graziano, ristretto nella Casa circondariale di Cuneo dal 16/03/2018, non è univoca, sebbene i rapporti disciplinari siano risalenti,.evidenziandosi anche due provvedimenti dell’AutoritàGiudiziaria”.
LA DIFESA
La difesa di Antonio Graziano ha messo in evidenza come per la cosiddetta “strage delle donne” la sentenza di condanna di per omicidio e tentato omicidio, emessa in sede di rinvio a seguito di annullamento delle aggravanti della premeditazione e mafiosa, in cui si riconducono gli episodi omicidiari più ad una faida tra famiglie che a una guerra tra clan, a seguito della quale il Tribunale di sorveglianza di Roma annullò nel 2008 il decreto ministeriale di sottoposizione a regime differenziato dello stesso Graziano. Inoltre, in riferimento ai familiari attualmente nel Vallo di Lauro e’ stata richiamata l’ ordinanza del Magistrato di sorveglianza di Avellino del giugno 2017, con cui veniva dichiarata cessata la pericolosità sociale di Adriano Sebastiano Graziano e revocata la misura di sicurezza della libertà vigilata e lo stesso provvedimento per un altro familiare. Inoltre anche l’ accertamento contenuto in alcune pronunce circa l’attuale insussistenza di un clan Graziano composto dagli stretti familiari del sottoposto al regime differenziato e la sussistenza di un nuovo clan Graziano che nulla ha a che fare con il primo; dissociazione di Graziano contenuta in un documento a firma dello stesso acquisito dal Ministero e dalla DNA di Napoli. In ultimi anche il fine pena prossimo per Graziano.
I GIUDICI DELLA CASSAZIONE: CONCRETO RISCHIO CHE CI SIA CONTATTO CON IL CLAN
Per i magistrati della Corte di Cassazione , come avrebbero correttamente rilevato i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Roma, esiste il “concreto rischio di ripristino di collegamenti con il sodalizio di appartenenza,.come evidenziato, oltre che dal ruolo di spicco di Graziano nella consorteria e.dalla assenza di dissociazione , da recenti operazioni di P.g., dalle.quali si evince la mancata disarticolazione del gruppo (contrariamente a quanto sostenuto in ricorso) nonostante i molteplici arresti, l’operatività del clan e la persistenza della storica contrapposizione col clan Cava, nonché dal tentativo da parte del detenuto di continuare a dirigere il clan tramite i familiari, nel corso dei colloqui”. Aerre

