La gestione delle pulizie in una catena di locali prevede la necessità di tenere insieme due esigenze che spesso si scontrano: da una parte servono risultati sempre uguali, dall’altra ogni punto vendita ha spazi e ritmi diversi. Quando manca un’organizzazione, le procedure diventano vaghe, i tempi si allungano e la qualità cambia da locale a locale. Standardizzare vuol dire, invece, trasformare le pulizie in un processo chiaro, così che l’esperienza del cliente resti perfetta.
La scelta dei prodotti per la pulizia
È fondamentale la scelta dei prodotti e del partner che possa mettere a disposizione strumenti adeguati e di qualità: Giesse Detergenti, azienda specializzata nella detergenza e nell’igiene professionale presente sul mercato dal 1992 e attiva soprattutto nel canale della ristorazione e delle industrie alimentari, è un esempio di qualità, rapporto diretto con i clienti, rapidità di consegna e assistenza.
A questo si aggiunge la distribuzione in esclusiva di marchi selezionati tra le realtà più qualificate del settore: aspetti che, se inseriti in un sistema di lavoro ben definito, aiutano a ridurre le variabili nelle operazioni di ogni giorno.
Cosa si pulisce, quando e con quale livello
Il punto di partenza è mettere per iscritto lo standard atteso, perché “pulito” non è una parola sufficiente. Una catena di locali dovrebbe definire con attenzione aree, attività, frequenze e livello di finitura, distinguendo ciò che va fatto durante il servizio da ciò che va fatto a locale chiuso. Bagni, cucina, sala, magazzino, zone per i rifiuti e ingressi hanno bisogni diversi e, se si pretende lo stesso risultato, va chiarito anche quanto risultato serve.
In pratica, è meglio costruire una mappa delle aree con priorità e rischi e poi trasformarla in un’abitudine giornaliera, settimanale e periodica. Per evitare interpretazioni, lo standard diventa ancora più concreto quando comprende esempi visivi (ad esempio, foto con indicazioni precise), descrizioni brevi dei passaggi e indicazioni su attrezzi e panni dedicati. Quando, ad esempio, un piano in acciaio inox deve restare senza aloni o una vetrata va consegnata senza segni di ditate, lo si scrive e lo si mostra.
Controllo della qualità per correggere e rendere visibili i risultati
Il controllo della qualità è importante e deve essere frequente, attraverso ispezioni rapide del responsabile, verifiche a campione da parte dell’area manager e controlli incrociati tra turni. L’obiettivo, ovviamente, non è “cercare un colpevole”, ma scoprire dove lo standard si interrompe e per quale motivo.
Per rendere il controllo concreto, bastano pochi indicatori, che devono essere condivisi con il team di lavoro. Per esempio, si può partire da alcuni numeri semplici:
- percentuale di procedure completate correttamente per i vari turni;
- numero di non conformità rilevate nelle ispezioni (per area e gravità);
- tempi medi di ripristino quando viene segnalato un problema.
Accanto agli indicatori, funziona molto anche la prova visiva, con foto prima e dopo e report settimanale con qualche riga di commento. Quando i risultati restano nascosti, l’attenzione può diminuire. Quando si vedono perfettamente, cresce anche il senso di responsabilità.
La gestione dei ruoli
Naturalmente, un metodo può funzionare bene se le condizioni di base sono sempre presenti: prodotti, attrezzature, ricambi e tempi. Se manca una spazzola, se il panno giusto da usare è finito, se la consegna arriva in ritardo, lo standard non viene rispettato anche con la migliore volontà. Ecco perché la catena deve prevedere scorte minime, ordini programmati e una figura che controlli costantemente la disponibilità. Bisogna fare attenzione anche ai ruoli, che vanno correttamente esplicitati: chi apre fa certe attività, chi chiude ne fa altre, chi si trova in una fase di turno lungo gestisce i controlli durante il servizio, chi è responsabile firma e verifica tutte le procedure. Quando queste responsabilità restano implicite, finiscono per ricadere sempre sulle stesse persone e la qualità subisce delle conseguenze negative

